giovedì, 31 maggio 2007,16:34

Ho  il broncio.
Cerchiamo un bar, un gyn lemon per me, un caffé per lui.
Gli racconto dei miei viaggi, di quando l’Estate scorsa ho attraversato 4 paesi dell’Europa, con un’amica e lo zaino sulle spalle. Di tutto ciò che ci è accaduto, a volte un po’ inverosimile.
Mi giro, lo guardo e gli dico che in fondo a lui non interessa. Controbatte. In effetti è attento.

Siamo al nostro terzo incontro, ci conosciamo da una ventina giorni, ci siamo rincorsi in messaggi notturni e fantasie all’alba, lui è per lavoro, sempre in giro per l’Italia. Gli ho fatto perdere il sonno.
Credo che  pensi che sia una grande attrazione, un polo magnetico esagerato, ma anche molto nociva.  Ha una donna, dall’altra parte dell’Italia, me l’ha detto pochi giorni fa,  rivelandomelo vigliaccamente  in mezzo ad altre mille parole. La mia reazione non è stata clemente. L’ho apostrofato, con una bella cornice di frasi. Senza economia verbale. Stasera ho il broncio e lui sa il perché e vorrei ritornare sul discorso. Saliamo da me, mi telefona un amico. Questioni di cuore. Spargo qualche consiglio distratto, lui inizia a baciarmi, siamo pelle che si appiccica alla pelle. Licenzio l’amico. Scivoliamo sul letto. Sono nervosa. Penso che dovrei intavolare qualche discorso chiarificatore, non so cosa, ma interporre tra me e lui delle parole, prima che sia tardi, prima che la passione mi travolga troppo. Cerco di fingere.
-“Sei distratta…”, mi dice. Ha già imparato a conoscermi, sono stata distratta con persone che avrebbero dovuto sapere tutto di me, ma che nel trasporto del momento, non sono riuscite a cogliere le sfumature.
Riesce a agguantarmi, a spegnere i miei pensieri, a monopolizzarmi tutta quanta. Una danza di lingue, scivola dalla bocca, ai seni, per poi approdare più giù e ricominciare da capo. Sono abbandonata sul letto. I lunghi capelli biondi ed ondulati sparsi sulle lenzuola. Offerta a lui. Sfila  il vestitino nero, appare un baby doll rosso, lo lascia, prendendo tra le mani i seni. Sa che mi piace morire tra le sue labbra, scende giù, la sua testa tra le mia gambe, aumenta dolcemente il ritmo, fin quando non decide che sia giunto il momento di farmi capitolare. Gemo. Si sdraia accanto a me. Vuole condividere il momento. Rimango ferma. Sospesa. Mi accarezza. Poi mi volto,  lo cerco, cerco le sue labbra, flebilmente, pian piano ritorno alla vita, cerco il suo sesso, già adoro il suo sapore, mi rende vorace. Prima che sia troppo tardi, mi gira , pancia in giù e cuscino sotto il bacino, gli avevo detto in un sms che lo desideravo, lo ricorda, mi penetra così. Gli dico che ho voglia che mi riempia completamente, lo desidero al punto tale che vorrei sentirlo ovunque. Mi giro, voglio baciarlo, voglio guardarlo, voglio toccarlo, voglio stringere i suoi capelli nelle mie mani. Gli chiedo se gli piace, se gli piace possedermi. Mi risponde sorridendo, in effetti i nostri corpi sono le risposte più veritiere. Siamo un’armonia. Un’orgia di piacere. Una danza. Mi gira e mi rigira, la nostra fantasia ci spinge a creare le più svariate combinazioni. Arriva l’attimo in cui inizia a patire di piacere, quando è saturo, quando il suo volto si contrae in quell’espressione di sofferenza, lo faccio morire, senza indugiare. Questa volta mi stendo io accanto a lui, poggio la testa sul suo braccio. Assurdo, ma la sua assenza di vita è minore della mia, ricomincia ancor prima che io abbia preso fiato. Intrecciamo le nostre esistenze, saliva, umori, odori, sapori. Non c’è linea di confine. Sospiri, gemiti, lamenti. Voglio che mi dica che gli piace. Voglio che mi morda, lo fa, ma non stringe, vorrei che mi marchiasse la pelle, ma abbandona la morsa. Lo sposto, mi metto a carponi, come piace a noi, gli dico che voglio morire, comando i suoi movimenti, ansimo sempre di più, gli descrivo tutto il mio piacere, fino al culmine, poi  mi lascio cadere. Mi gira la testa, non ho nemmeno idea di quale parte del letto occupi, capisco poco, scherzo, lo prendo in giro, gli chiedo aiuto, mi siedo su di lui traballando. Mi muovo instabile. Aiuta i miei movimenti. Stringo le sue mani e mi lascio guidare. Poi mi giro offrendogli le spalle, lo sento godere, sempre di più, le sua mani agguantano i miei fianchi, le mie natiche,  ad ogni mio movimento un lamento. Si ode il suono del sesso. La testa continua a girarmi, voglio essere soggiogata , mi sdraio alzando le gambe, mi penetra in profondità. Poi si scioglie lentamente. Nuovamente. Mi riempie di baci e si alza per andare in bagno. Ritorna con l’aria imbarazzata. Sa che sono ingorda, sa che non voglio che vada via, mi spiega che sono le due del mattino e che alle sei dovrà partire per lavoro e che ci rivedremo nel giro di pochi giorni. Sbuffo e faccio i capricci, mi accusa sorridendo di essere viziosa, egoista e senza coscienza, mi lamento circondandogli con le braccia il collo. Tento di farlo rimanere, ma nel momento in cui ci sto riuscendo, lo mollo, la coscienza mi vocifera di essere clemente. Così gli faccio promettere che tornerà presto. Mi risponde che se fosse per lui non andrebbe mai via. Lo bacio ancora. Poi lo saluto.

E metto il broncio.

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martedì, 29 maggio 2007,12:45

Lady: -"Cazzo fammi capire che non ti sei già convinto che mi potrai avere come e quando vorrai, che non sono la bambolina in mezzo ad altre 1000 bamboline uguali. Che mi vuoi, che vuoi quello che hai visto e provato e quello che immagini potremmo arrivare a provare, ma dimmi che vuoi soprattutto l’inimmaginabile."

 

Lui:-"È per questo che voglio te…ti voglio subito. E non oso immaginare, anzi immagino, se proprio vuoi la verità…e voglio assolutamente darti tutto quello che vuoi. Voglio che tu mi chieda qualsiasi cosa. Voglio stare bene mentre esaudisco le tue richieste. Mentre ti stringo. Mentre lo vuoi…"

 

 

Lady: -"Mi piace di te, che non hai solo l’ansia di possedermi, ma soprattutto la voglia di conoscere il mio corpo. Mi piace quando premi la lingua sul centro del mio piacere e lecchi i miei orgasmi. Mi piace quando mi giri e mi possiedi totalmente. E godo. Godi. Godiamo. Quando mi fai giocare sopra di te e poi cerchi la mia bocca per morire…"

 

Lui:-"e per ricominciare. Per cercarti di nuovo con le mani. Per toccare le tue spalle sopra di me, cercando di arrivare al tuo seno e morderlo quando me lo porgi…cercando ancora la tua bocca. Sopra di me, di spalle, i tuoi capelli rovesciati sul mio viso. Girati, fatti baciare. Alzati, poggia le mani sul muro. Inarca la schiena…

 

Lady: - "Prenditi tutto il mio corpo, è una tela su cui puoi dipingere il tuo piacere."

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martedì, 22 maggio 2007,00:57

Dopo il nostro primo incontro, lui è partito per lavoro.
In due giorni ci siamo rincorsi tramite sms, più di una cinquantina.
Una maratona di desideri e fantasie.
Ieri, ha percorso 400 km , ha maledetto un aereo che ha ritardato 3 ore ed è arrivato da me.
Erano le due e mezzo del mattino.
L’indomani sarebbe dovuto partire nuovamente, alle sette, percorrere altri 300 km.
-“Una follia”: gli dico, con le gambe incrociate, seduta sul letto, gli occhi un po’ cotti di sonno, un catalogo della Trony aperto, letto, riletto, studiato, per ammazzare l’attesa.
-“Devi guidare stasera per tornare a casa, devi guidare domani mattina presto…scegli pillola rossa-piccola nera, dormire-rimanere qui”
Si stende accanto a me. Non ha dubbi.
Ha guidato per me, è ubriaco di stanchezza per me, domani sarà un cadavere itinerante per me.
È  stato tutto così veloce…da sembrarmi irreale.
Lo bacio. Con passione, con veemenza, quasi volessi inghiottirlo.
Spengo la luce, lascio accesa solo una candela, che disegna i nostri contorni sul muro, metto su un cd, musica latin jazz.
Voglio che questa notte ci consumi.   
Rispetto le promesse fatte tramite sms , le carico di maggiore ingordigia, lo desidero oltre la parola scritta.
Lo assaggio. Lo assaporo. Lo gusto.
Gradisco. Gradisce. Gradiamo.
Danziamo.
Ci scorre lo stesso ritmo nelle vene. Siamo due corpi uniti, in sintonia.
La proiezione dei nostri rispettivi desideri.
Ci guardiamo, occhi negli occhi.
Ridiamo. Ci interrompiamo, con battute di complicità.
Io impersono, un momento una Lolita che una volta avuto il giocattolo tra le mani, non vuole smettere di giocare.  
Un attimo dopo una gatta lasciva che fa le fusa.
Poi una donna autoritaria.
Un mosaico di interpretazioni.
Lui “subisce”, poi mi fa soggiacere, poi subisce, poi mi fa soggiacere.
E mi accarezza, mi massaggia, mi bacia sulla fronte.
Che sta succedendo? Non  lo so, ma mi piace e mi spaventa.
Mi sento a casa sul suo corpo e libera da ogni reticenza, seguo l’istinto, come un animale selvatico.
Sa già cosa mi piace. Mi fa morire. So già cosa gli piace. Lo faccio morire.
Mi appollaio sulla sua spalla. Ha 13 anni più di me, ora si vedono tutti,  in questa immagine di tenerezza. Prima no.
Prima no, eravamo due corpi avvinghiati.
Ora siamo due anime intrecciate.

Mentre io mi abbandono, lui mi riprende, gioca con i miei seni, in tutti i modi, strimpella musica sul mio corpo.

Mi siedo su di lui, lo cavalco, lo tramortisco, come un’amazzone, poi mi giro, offrendogli le spalle, i lunghi capelli riversati sulla schiena, la sua curva, la rotondità dei glutei.

Mi inarco. Gemo. Rallento. Riprendo ritmo. Mi accarezza. Aiuta i miei movimenti.

È morte nuovamente. Sono le cinque del mattino.

È vita nuovamente. C’è l’alba fuori la finestra.

 

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domenica, 20 maggio 2007,14:20

Ne avevo bisogno.
Di un’iniezione di adrenalina.
La festa, il vino, la confusione, parole, gesti, immagini.
Volti noti e meno noti. Le mie risate. Gli sguardi esplorativi.
Il pensiero proiettato verso il dopo.
Un appuntamento, con chi conosco poco, ma mi piace e quel poco mi basta.
Guidare con l’alcool che sale, le curve, il mare sulla sinistra, sono a picco su una cartolina.
Riesco a tenere la strada. I pensieri un po’meno.
Piove, i vetri appannati, immagini offuscate, dovrei aver paura, invece sono galvanizzata.
L’incontro, un caffé  e la divisione della torta più buona al mondo, in uno dei posti da favola.
Un paracadute di parole. Sorrisi che copulano. Distanze che diminuiscono.
La mia mano appoggiata su di lui.
” Così vicino alla bocca mi viene voglia di morderti le dita”.
E mi guarda le labbra  con quello sguardo che conosco e che trasuda desiderio.
Non brucia l’attimo però, aspetta, il momento in cui le labbra si cercano per fame e non per gola.
In una danza di lingue.
Ha smesso di piovere, scendiamo dalla macchina. Mi abbraccia, mi stringe a sé, quasi avesse timore di perdere qualcosa. I vicoli stretti. Una scalinata. Un portoncino. Le chiavi nella serratura. Entriamo. Continuiamo a baciarci. Piazzati dentro uno stanzone dai soffitti alti.
Lui entra in bagno, io mi giro e vedo un letto, mi siedo e quegli attimi sembrano dilatarsi.
Attese che inquietano. Osservo annoiata i miei stivali. Sento la porta aprirsi.
Mi raggiunge, continua a baciarmi, come se non avesse mai finito ed inizia ad esplorarmi.
Lentamente.
Non mi spoglia, mi disfa, con le mani tra i miei capelli umidi di pioggia.
Ho tutto il tempo per abituarmi al suo corpo, al suo odore, al suo respiro.
Non lo precedo, gli lascio condurre il gioco, lo seguo.
Mi abbandono quando con la testa fra le mie gambe, mi fa morire lentamente.
Gli stringo forte la mano. Ha le mani più lisce che abbia mai toccato, è impressionante.
Sembrano di seta. Cercano le mie in continuazione. Ricomincia a baciarmi, lentamente.
Mi fa godere l’attimo. Mi riporta alla vita e quando sono viva di nuovo, entra dentro di me.
Come una droga che dalle vene raggiunge il cervello e dirama piacere.
[…]

Si stende accanto a me, mi abbraccia, mi bacia dolcemente, l’alba disegna i contorni dei nostri corpi.

Cerco con lo sguardo i miei vestiti, lui vorrebbe trattenermi, mi alzo, sciolgo l’alchimia.
Vorrei rimanere anche io.
Forse.
Mi accompagna alla macchina, mi chiede di abbassare il finestrino, mi bacia ancora tra gli sguardi indiscreti.
Il mondo è già sveglio.
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mercoledì, 16 maggio 2007,23:03

Sono ingabbiata in un ginepraio di pensieri.
Collisi tra loro.

Aggrovigliati.
Si rovesciano sul pavimento e si srotolano perdendo il bandolo della matassa.
Ricercata ma non compresa.
Come una canzone che si canticchia, di una lingua sconosciuta di cui si ignorano le frasi, ma si canticchia come se si capisse il senso.
Sono al di là di tutte le mie parole e dei possibili sottintesi.
Sono tra un punto e a capo, proprio quando si perde l’attenzione, mentre invece bisognerebbe vivisezionare il pensiero.

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martedì, 15 maggio 2007,20:33

Alle quattro del mattino con i miei stivali tra le mani, vago nel buio alla ricerca della toppa, per infilare la chiave.
È storta e con fatica apre il portone, loro dalla macchina mi guardano e pensano che sono sfinita e che fra tre ore mi dovrò rialzare e si chiedono chi caspita me lo faccia fare. Chissà se possiedono le risposte.
”Perché la vita è un brivido che vola via , è tutto un equilibrio sopra la follia” lo abbiamo cantato in macchina poco prima.
In macchina, con al mio fianco chi di me un tempo, non lontano, possedeva tanto. Ora troppo divide la nostra pelle. Anche se i pensieri a volte , sono ancora mescolati. Mi ha detto nel pomeriggio che amare vuol dire rendere felice l’altro, spogliandosi degli egoismi personali, vero , peccato che io con lui in Paradiso mi sia sentita tante volte , ma nell’attimo stesso in cui era pronta la discesa agli inferi. Ed appoggio la mia testa sulla sua spalla senza pensare, che lui potrebbe pensare ,o chi è lì potrebbe pensare, che dietro quel gesto c’è altro. Ci scattano anche una foto. La potremmo chiamare: tenerezza. In fondo di quello si tratta e niente altro. Come quando lui si alza e mi va a prendere da bere, oppure mi aggiusta, nonostante la mia diffidenza,  il tacco della scarpa o mi copre quando si accorge che ho  freddo. Questa sua smania di prendersi cura di me e di abbandonarmi l’attimo dopo,  fu come freccia di Cupido.
Con un conto da pagare alto.
Siamo storie nelle storie.
Un bagno di folla, ognuno porta con sé  il suo motivo. Due ragazzini accanto a me si baciano così dolcemente che mi chiedo come si possa pensare che l’omosessualità sia una malattia. Lui spiega al suo fidanzatino la storia dell’Allende, l’altro l’ascolta con lo sguardo orgoglioso e l’accarezza.
Penso quanto coraggio ci sia dietro quei gesti plateali, la gente seppur sia in quella piazza li guarda con stranezza.

Perché bisogna stare lì ore ed ore sotto al sole a manifestare per farsi accettare da una società che vende scatole da amore preconfezionato, da supermercato? Questa nostra Italia piena di controsensi, con le nonne con le seggioline al seguito e le pillole per la pressione in borsetta, i ragazzi con la chitarra ed i bambini abbrustoliti sotto al sole, per dire che Dio esiste e di famiglia ne vuole una sola. Io, lo stesso Dio l’ho visto nell’amore che univa quei due ragazzi, l’amore non si istituzionalizza e non ha bisogno di una firma su un contratto per esser definito tale. Sbuffo. Penso che vorrei volare via, in un altro nazione, dove tutto è più easy, perfino vestirsi la mattina ed indossare un arcobaleno di colori che non farà storcere il naso a nessuno. Però poi osservo tramontare il sole, su una Roma così bella, sotto le note di Cristicchi, un piatto si spaghetti che fuma alle mie spalle ed un bambino che mi sorride e mi sento di appartenere alla mia Italia, come è successo poche volte, con dentro di me tutti i controsensi e tutta la voglia di lottare.

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giovedì, 10 maggio 2007,14:05

Non ci sta nulla da fare,
ci sono uomini che entrano con un respiro
e poi scivolano direttamente nel ventre.

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giovedì, 10 maggio 2007,12:55

Sanguino.
Non è una novità.
La giusta punizione mensile per non aver fecondato il mio uovo.

Sofferenza mescolata di dolori e depressioni.
La danza impazzita degli ormoni.
Appiccicato alla pelle questo odore che non è il mio.
Un’altra entità che si impossessa della mia.
Sulla torre di controllo gestisce le emozioni.
Mi verrebbe voglia di strapparmi la pelle.

 

Ho acceso il silenzio, troppe parole mi hanno violentata.

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martedì, 08 maggio 2007,16:36

Stamattina,

ingorgati tra le macchine:
lui,

motociclista,
dalle caviglie sensuali,
da amplesso visivo.
Elegante,

su un sellino che sembra un trono,
con un casco che sembra corona.
Corteggiamento,

fatto di precedenze elargite,
un passo io ed un passa tu.

Con la paura che finisse

con un passiamo insieme distratto,
da farci cozzare come paioli.
Poi sparire tra la folla,
dopo un ultimo sguardo

gravido di desiderio
disciolto tra i fumi di vecchie marmitte

spettatrici.

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lunedì, 07 maggio 2007,18:00

La dolcezza, a volte, l’abbiamo liquefatta, in onore di sterili aggressività, inutili , come gli isterismi di massa.
Il popolo della new age, che crede che poggiando una mano sopra il corpo, si possano riequilibrare ataviche forze in pendenza.
La spiritualità è qualcosa che va nutrita, così come si nutrono le cellule, con dovizia e costanza.
Io?
Spesso nutro i pensieri, ma a volte li abbandono in digiuni penitenziali.

In attesa di risposte? Di pace anelata? Di silenzio propiziatore?
In attesa.
Semplicemente in attesa.
Mortale attesa.

È l’oggi che va nutrito.
Bisogna vivere oggi. Amare oggi.  Soffrire oggi. Dannarsi oggi. Gioire oggi.
Il tempo è mendace.
Il tempo è ingannevole.
Il tempo è ovunque.
Ed oggi mi soffoca.

by lindansa | commenti (4) | commenti (4)(popup)
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