Ho il broncio.
Cerchiamo un bar, un gyn lemon per me, un caffé per lui.
Gli racconto dei miei viaggi, di quando l’Estate scorsa ho attraversato 4 paesi dell’Europa, con un’amica e lo zaino sulle spalle. Di tutto ciò che ci è accaduto, a volte un po’ inverosimile.
Mi giro, lo guardo e gli dico che in fondo a lui non interessa. Controbatte. In effetti è attento.
Siamo al nostro terzo incontro, ci conosciamo da una ventina giorni, ci siamo rincorsi in messaggi notturni e fantasie all’alba, lui è per lavoro, sempre in giro per l’Italia. Gli ho fatto perdere il sonno.
Credo che pensi che sia una grande attrazione, un polo magnetico esagerato, ma anche molto nociva. Ha una donna, dall’altra parte dell’Italia, me l’ha detto pochi giorni fa, rivelandomelo vigliaccamente in mezzo ad altre mille parole. La mia reazione non è stata clemente. L’ho apostrofato, con una bella cornice di frasi. Senza economia verbale. Stasera ho il broncio e lui sa il perché e vorrei ritornare sul discorso. Saliamo da me, mi telefona un amico. Questioni di cuore. Spargo qualche consiglio distratto, lui inizia a baciarmi, siamo pelle che si appiccica alla pelle. Licenzio l’amico. Scivoliamo sul letto. Sono nervosa. Penso che dovrei intavolare qualche discorso chiarificatore, non so cosa, ma interporre tra me e lui delle parole, prima che sia tardi, prima che la passione mi travolga troppo. Cerco di fingere.
-“Sei distratta…”, mi dice. Ha già imparato a conoscermi, sono stata distratta con persone che avrebbero dovuto sapere tutto di me, ma che nel trasporto del momento, non sono riuscite a cogliere le sfumature.
Riesce a agguantarmi, a spegnere i miei pensieri, a monopolizzarmi tutta quanta. Una danza di lingue, scivola dalla bocca, ai seni, per poi approdare più giù e ricominciare da capo. Sono abbandonata sul letto. I lunghi capelli biondi ed ondulati sparsi sulle lenzuola. Offerta a lui. Sfila il vestitino nero, appare un baby doll rosso, lo lascia, prendendo tra le mani i seni. Sa che mi piace morire tra le sue labbra, scende giù, la sua testa tra le mia gambe, aumenta dolcemente il ritmo, fin quando non decide che sia giunto il momento di farmi capitolare. Gemo. Si sdraia accanto a me. Vuole condividere il momento. Rimango ferma. Sospesa. Mi accarezza. Poi mi volto, lo cerco, cerco le sue labbra, flebilmente, pian piano ritorno alla vita, cerco il suo sesso, già adoro il suo sapore, mi rende vorace. Prima che sia troppo tardi, mi gira , pancia in giù e cuscino sotto il bacino, gli avevo detto in un sms che lo desideravo, lo ricorda, mi penetra così. Gli dico che ho voglia che mi riempia completamente, lo desidero al punto tale che vorrei sentirlo ovunque. Mi giro, voglio baciarlo, voglio guardarlo, voglio toccarlo, voglio stringere i suoi capelli nelle mie mani. Gli chiedo se gli piace, se gli piace possedermi. Mi risponde sorridendo, in effetti i nostri corpi sono le risposte più veritiere. Siamo un’armonia. Un’orgia di piacere. Una danza. Mi gira e mi rigira, la nostra fantasia ci spinge a creare le più svariate combinazioni. Arriva l’attimo in cui inizia a patire di piacere, quando è saturo, quando il suo volto si contrae in quell’espressione di sofferenza, lo faccio morire, senza indugiare. Questa volta mi stendo io accanto a lui, poggio la testa sul suo braccio. Assurdo, ma la sua assenza di vita è minore della mia, ricomincia ancor prima che io abbia preso fiato. Intrecciamo le nostre esistenze, saliva, umori, odori, sapori. Non c’è linea di confine. Sospiri, gemiti, lamenti. Voglio che mi dica che gli piace. Voglio che mi morda, lo fa, ma non stringe, vorrei che mi marchiasse la pelle, ma abbandona la morsa. Lo sposto, mi metto a carponi, come piace a noi, gli dico che voglio morire, comando i suoi movimenti, ansimo sempre di più, gli descrivo tutto il mio piacere, fino al culmine, poi mi lascio cadere. Mi gira la testa, non ho nemmeno idea di quale parte del letto occupi, capisco poco, scherzo, lo prendo in giro, gli chiedo aiuto, mi siedo su di lui traballando. Mi muovo instabile. Aiuta i miei movimenti. Stringo le sue mani e mi lascio guidare. Poi mi giro offrendogli le spalle, lo sento godere, sempre di più, le sua mani agguantano i miei fianchi, le mie natiche, ad ogni mio movimento un lamento. Si ode il suono del sesso. La testa continua a girarmi, voglio essere soggiogata , mi sdraio alzando le gambe, mi penetra in profondità. Poi si scioglie lentamente. Nuovamente. Mi riempie di baci e si alza per andare in bagno. Ritorna con l’aria imbarazzata. Sa che sono ingorda, sa che non voglio che vada via, mi spiega che sono le due del mattino e che alle sei dovrà partire per lavoro e che ci rivedremo nel giro di pochi giorni. Sbuffo e faccio i capricci, mi accusa sorridendo di essere viziosa, egoista e senza coscienza, mi lamento circondandogli con le braccia il collo. Tento di farlo rimanere, ma nel momento in cui ci sto riuscendo, lo mollo, la coscienza mi vocifera di essere clemente. Così gli faccio promettere che tornerà presto. Mi risponde che se fosse per lui non andrebbe mai via. Lo bacio ancora. Poi lo saluto.
E metto il broncio.



