martedì, 26 giugno 2007,00:15

Sono rientrata.

È stato un campo di addestramento bello, faticoso, ai limiti della sopportazione fisica.

È stato uno scambio umano continuo, un intrecciarsi di sorrisi e parole ed esperienze.

È  stata una settimana fuori dal mondo, con quasi totale assenza di contatti esterni. Volutamente.

Nuove conoscenze con cui condividere il caldo soffocante, le poche ore di sonno, le chiacchiere alla mensa, le esercitazioni, i corsi, gli esami.
Vecchie conoscenze, in difficoltà, a cui donare il tuo aiuto, che sia un caffé alle sette del mattino, con gli occhi ubriachi di sonno, o quella parola dolce nel momento di debacle totale.

Le confidenze di uno sconosciuto, così forti, da sembrarti quasi violente, tra una timida avance ed un sorriso radioso.

Le altre avances più o meno regali, da gestire con intelligenza e cordialità.

Le discussioni da soffocare con esagerata diplomazia.

E lui.

Che arriva, in mezzo ai saluti cortesi, di chi lo conosce e lo teme.

Arriva, elegante, un po’ altero. Incrocia il mio sguardo, gestisce abilmente il mio imbarazzo.

La prima sera, non so cosa fare, mi sento impacciata, mostro una esasperata freddezza, non mi avvicino se non quando costretta e lui mi bacia sulle guance e mi stringe la mano così forte, da farmi comprendere che è tutto a posto, che lui capisce il mio disagio.

Comunicazione in assenza di parole.

La seconda sera che viene al campo, mi sento tranquilla , parliamo e ritroviamo le nostre parole, anche se spesso vengono interrotte da parole altrui.

Al parcheggio, da soli, sotto gli sguardi lontani però, di chi osserva noi, in mancanza evidentemente di alternative migliori.

Sono stanca, è stata una giornata debilitante, ho i capelli raccolti, l’accappatoio in mano, le occhiaie, infradito, pantaloni e t-shirt, nulla della donna femminile a cui lui è abituato.

Scherza, dice di volermi sequestrare, sequestra me e la mia stanchezza, me e le mie occhiaie, me ed i miei capelli scomposti. Per un attimo passa nella testa di entrambi l’idea di sovvertire le regole.

Lui mi desidera ed è evidente, io voglio calore.

Mi lega in un abbraccio, mi morde le guance, fa scivolare le mani sulle mie braccia, incrocia le mie mani, le stringe forte.

È dolce, forse di più del solito.

Mi stacco nel momento in cui sento che potrei non farne a meno.

Lo saluto. Nella notte. Con tutta la forza che possiedo.

Lo saluto nella notte e mi addormento tra i suoi sms, che ci legano in un corto circuito emozionale.

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martedì, 19 giugno 2007,00:29

Domani vado via.
Ma non ne ho voglia.

Ho preparato il borsone svogliata,  ho il cuore un po’ pesto in questi giorni, mi sento inquieta.

Maledettamente inquieta.

Domani sarò tra la gente, mescolata tra volti noti e volti sconosciuti, dispensatrice di sorrisi gratuiti.

A raccattare un po’ di lusinghe, di quelle però che non attecchiscono mai, ma scivolano addosso.

Non ho voglia di gente, di parole, chiacchiere vane e pettegolezzi superflui.

Domani notte non so dove dormirò, prima di rintanarmi starò sotto il cielo e come accade sempre, mi sembrerà troppo grande eppure traboccante, per poter stipare i miei pensieri.

Come se io non appartenessi a nessun luogo.

In questi giorni probabilmente lo incrocerò, oggi sarà tornato dalle le vacanze.

Lo incrocerò in quel clima fritto di clandestinità, dove ogni parola detta dopo un saluto di circostanza, va calibrata per non destare sospetti.
E già lo so,mi apparirà la recita peggio riuscita della mia vita, ci siamo scambiati odori, umori, sudori, gemiti e carezze e ci troveremo a navigare nella formalità per non affondare nei pettegolezzi.

Non so se potrò dargli altro, è come se avessi una paralisi decisionale.

Intrappolata dentro me stessa.

Il punto è che in troppi si sono  attaccati alla mia pelle e tendono a tirarmi la cute, così come si tira una corda.

Mi sento affollata, ma spesso, per assurdo mi sento anche  sola.
Il corpo urla, ma l’anima rimane in silenzio.

E quel corpo che tanto fa vibrare gli spiriti bollenti, forse, a volte, avrebbe bisogno solo di carezze.

C’è chi dice che io talvolta sia  l'unica colpevole.

Domani vado via.

Ma non ne ho voglia.

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domenica, 17 giugno 2007,23:26

È come se ci fosse un complesso di parole ridondanti che affollano la mia testa, creando confusione. Strati opalescenti di pensieri in corsa, più veloci di me.

Una colica di vita.

Il mio confidente, l’amico caro, mi ha squarciato il cuore, mi scrive che pensa al suicidio, perché lui la vita l’ama troppo e che ha riscritto il testamento lasciandomi dei suoi ricordi.  Se fossi qui, lo trascinerei in strada , lo chiamo invece, anche se in fondo ci dividono solo 60 km, dovrei mettermi in macchina. Non lo so. Ho un altro caro amico, che mi aspetta in un locale, non riesco a coordinare le due cose, rimango a casa. Ci rimarrà male, lo so e non capirà. Devo fare un triage, come nelle peggiori urgenze.  
Chiamerò il confidente, perché ha bisogno di parlare, anche tutta la notte, perché ha bisogno che io accenda la luce nei suoi immensi cunicoli bui, perché ha bisogno che io sia il suo paracadute durante questa discesa. E non lo so mica, se possiedo tutte le parole giuste e già mi sento in colpa per ciò che non riuscirò ad essere.

Il cuore, lo dovrei mettere nel freezer ed agghiacciarlo un po’, avverto tutta la tristezza del mondo, come una morsa dentro lo stomaco, una biscia che sguazza. L’ho sposato il dolore. L’ho scelto io. 
Devo respirare lentamente. Chiudere gli occhi. Farmi scivolare sul mio stesso corpo. La mia voce non esiste. Esiste solo la voce di chi mi è accanto. Come sempre. Come ogni volta. Ce la posso fare. Ce la devo fare.

E lui mi scrive una nuova e-mail

Io ti voglio molto più bene di quanto immagini e quella email che ti ho inviato era proprio per dirti questo: che anche nel pensiero di qualcosa che non va, risulta sempre nitida e forte l'immagine della vita delle persone cui vuoi bene [...]
La tua vitalità , il tuo essere così piena di luce e con le ombre necessarie a dare corpo alla stessa luce [...]
Vivere la vita: lo faccio ogni momento, ed ogni tanto mi viene l'istinto di riposarmi. Forse per ristorarmi da tanto amore [...]

 

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venerdì, 15 giugno 2007,14:12

C’è chi si ritrova.
Chi non si è mai perso.

Chi si sta perdendo.
Dove eravamo? A Milano? Passeggera di un  “love and peace”, ho accostato le labbra alle tue, sfiorate, il tempo di dividere un cioccolatino. È bastato quel tempo però a creare una piccola, flebile, toccante favola, tecnologica e di altri tempi.

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mercoledì, 13 giugno 2007,01:21

Vorrei parlare del niente, ma il niente non mi appartiene.
Ho bagni di folla stampati sulla pelle e storie che rincorrono altre storie.
Ho cicatrici sulla cute e lividi sul cuore.

Ho sogni in volo e disillusioni atterrate.

Silenzi.

Troppe parole.

In macchina, lo accompagno ad un incontro, lui è l’ospite. Strada, musica e parole.  All’improvviso imbandisce discorsi strani. Credevo che avessimo creato un rapporto poggiato su equilibri stabili, dopo la nostra storia d’amore tormentata. Invece no, mi parla della mia gelosia, che scorge dove ormai è stato bonificato tutto e di un nuovo possibile approccio fisico. Non mi è mai balenata l’idea, ormai è entrato di merito nella schiera di uomini che narcotizzano i miei feromoni. Questa sua cornice di parole, mi rende nervosa, mi sembra che ci siano troppi punti interrogativi dove io avevo posto un ponderoso punto finale.

 

Il telefono squilla.

 

Il fanciullino avverte la mia mancanza, esule allegro in quel di Parigi, immagina, ma non realizza. Si parla di tutto con la spontaneità di sempre, mettendo da parte gli screzi passati e volando da un argomento all’altro fino ad arrivare a me e alle mie “novità”.  Gli racconto cosa mi è successo l’ultimo mese, ingoia faticosamente ogni mia parola. Avrei potuto tacere, ma  il mio essere cristallina, spesso mi impone la chiarezza. So cosa pensa e cosa vorrebbe dirmi, ma finisce per fingere sgraziatamente una cordiale tranquillità. Gli eventi che ci investono, spesso sono solo il risultato dei nostri gesti. Avrei voluto dargli tanto, come promesso, come sperato, ma non ha saputo meritare il tanto. La malinconia lo investe, investe un po’ anche me. Avrei voluto che la poesia non finisse mai.

 

Perché in fondo ho bisogno di poesia, magica, incessante, fottuta poesia.

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giovedì, 07 giugno 2007,14:58

È partito per le vacanze, dieci giorni in un’isola spagnola. Di più non so. Non ho chiesto. Non mi interessava sapere. La sera prima che lui partisse, siamo stati insieme. Ogni volta io penso che possa essere l’ultima. Ogni volta lui progetta qualcosa. Non fa promesse, ma fa proposte. Sa zittirmi quando parto in quarta con il mio kit di accuse. Sa argomentare, so controbattere. Fin quando non siamo occhi che navigano negli occhi e pelle che polarizza altra pelle. Le bocche si incontrano voluttuose  e le mani si cercano, si esplorano, si fermano nei punti di cui conoscono i piaceri. Vorticosamente. Amplessi che sprigionano spirali di energia. Quasi volessimo consumarle le carni smaniose. Ho voluto amarci nei miei luoghi, sulla scrivania, sulla sedia, appoggiata al muro, al davanzale della finestra, di fronte allo specchio. Io propongo. Lui sorride. Asseconda. In fondo sa che è merito di entrambi quello che siamo riusciti ad ottenere, questo feeling che ci permette di abbattere reticente e sterili convenzioni della morale pubblica. Pura ricerca del piacere, di due corpi armonizzati e due menti consonanti. Gli dico che voglio sentirmi dire che gli piace stare dentro di me. Lo sussurra e spinge il suo desiderio nel mio corpo, in maniera più vigorosa. Gli piace vedermi gemere, godere, morire e riversarmi scomposta e sfinita sul letto per poi riprendermi alla vita penetrandomi lentamente, fin quando il mio corpo non interviene a regolare il ritmo, in crescendo. Per poi cercare con la bocca il suo sesso, gustarlo, giocarci, assaporarlo. Sedermi su di lui, dondolarmi, offrirgli la schiena. Non c’è più confine tra noi, siamo un unico piacere inserito in un contesto mistico. Riguardo gli stessi luoghi che ci hanno visto possederci e non mi sembrano uguali. Sono come spogli, miseri , sono privi di quel conatus di vita e di passione.

by lindansa | commenti (4) | commenti (4)(popup)
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