Sono rientrata.
È stato un campo di addestramento bello, faticoso, ai limiti della sopportazione fisica.
È stato uno scambio umano continuo, un intrecciarsi di sorrisi e parole ed esperienze.
È stata una settimana fuori dal mondo, con quasi totale assenza di contatti esterni. Volutamente.
Nuove conoscenze con cui condividere il caldo soffocante, le poche ore di sonno, le chiacchiere alla mensa, le esercitazioni, i corsi, gli esami.
Vecchie conoscenze, in difficoltà, a cui donare il tuo aiuto, che sia un caffé alle sette del mattino, con gli occhi ubriachi di sonno, o quella parola dolce nel momento di debacle totale.
Le confidenze di uno sconosciuto, così forti, da sembrarti quasi violente, tra una timida avance ed un sorriso radioso.
Le altre avances più o meno regali, da gestire con intelligenza e cordialità.
Le discussioni da soffocare con esagerata diplomazia.
E lui.
Che arriva, in mezzo ai saluti cortesi, di chi lo conosce e lo teme.
Arriva, elegante, un po’ altero. Incrocia il mio sguardo, gestisce abilmente il mio imbarazzo.
La prima sera, non so cosa fare, mi sento impacciata, mostro una esasperata freddezza, non mi avvicino se non quando costretta e lui mi bacia sulle guance e mi stringe la mano così forte, da farmi comprendere che è tutto a posto, che lui capisce il mio disagio.
Comunicazione in assenza di parole.
La seconda sera che viene al campo, mi sento tranquilla , parliamo e ritroviamo le nostre parole, anche se spesso vengono interrotte da parole altrui.
Al parcheggio, da soli, sotto gli sguardi lontani però, di chi osserva noi, in mancanza evidentemente di alternative migliori.
Sono stanca, è stata una giornata debilitante, ho i capelli raccolti, l’accappatoio in mano, le occhiaie, infradito, pantaloni e t-shirt, nulla della donna femminile a cui lui è abituato.
Scherza, dice di volermi sequestrare, sequestra me e la mia stanchezza, me e le mie occhiaie, me ed i miei capelli scomposti. Per un attimo passa nella testa di entrambi l’idea di sovvertire le regole.
Lui mi desidera ed è evidente, io voglio calore.
Mi lega in un abbraccio, mi morde le guance, fa scivolare le mani sulle mie braccia, incrocia le mie mani, le stringe forte.
È dolce, forse di più del solito.
Mi stacco nel momento in cui sento che potrei non farne a meno.
Lo saluto. Nella notte. Con tutta la forza che possiedo.
Lo saluto nella notte e mi addormento tra i suoi sms, che ci legano in un corto circuito emozionale.



