martedì, 28 agosto 2007,13:05
Ho le lacrime che girano negli occhi, intrappolate. Con la scusa del condizionatore, ho cambiato stanza. Voglio liberare la pelle. Sono finita a letto con un altro. Per allontanare lui, perchè inizio ad avere paura di questo gioco da piromane. Lui, che invece ora mi soffoca. Lo vedo in ogni luogo della stanza. Lo sento in ogni cm di pelle. Annaspo. Vorrei chiamarlo. Sentirne la voce. Il calore. Abbasso i gradi vertiginosamente. Mi manca l’aria. Sono le cinque del mattino. A letto con G. amico da tempo. G. bello, selvaggio mentre cavalca la sua moto, simpatico, dolce, G che mi desidera da anni e me lo ripete in continuazione da quanto aspettava questo momento, mentre continua a trafiggermi. Non riesco ad entrare in sintonia con la sua pelle, mi sembra addirittura violento per la sua enfasi che va a cozzare con i miei pensieri. Come se suonassimo due musiche diverse che insieme creano rumore. Non c’è simbiosi, la nostra simbiosi, quella con cui lui mi ha imprigionato, che mi offusca la mente, annulla i confini della pelle e congiunge fino al plasma, fino alla parte più liquida dei nostri corpi. Quel connubio carnale che cuce i corpi. G mi bacia, mi accarezza, con una tenerezza che forse lui non prova, ma io vorrei scappare, ricongiungermi a lui, avevo cancellato dalla mia mente questa mostruosa sensazione, mi ritraggo, il mio corpo diventa intoccabile, ogni tocco lo infastidisce. Il mio corpo lo respinge. Il mio corpo cerca lui, cerca la sua droga. La sua droga: piacere e sofferenza. Scappo subito nel bagno, levo l’odore di G dalla pelle, mentre mi chiama, mi cerca, vorrebbe condividere il momento, ma io penso solo a lui, mi continuo a dire che fra qualche ora sarà mattina e potrò chiamarlo e raccontargli tutto a costo di perderlo. Perderlo non perchè abbia trascorso una notte con un altro, ma per ciò che lui sta diventando... Dirgli di quanto sia dentro di me. Di quanto affamata cerchi la sua carne.

È l’una. Ho dormito pochissimo. Continuo a fissare il telefono. Ho solo una fottutissima paura ed una dannatissima voglia.

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mercoledì, 22 agosto 2007,16:56
Lui è una droga. È la mia illogica incoerenza. La mia fragilità aggomitolata nel midollo. Un richiamo, un ululato cupo e tenebroso a cui non riesco a non rispondere. Uno spasmo che cavalca nello stomaco e si annida come un cancro. Scopa con le mie cellule e prolifica. Nidifica. Avevo deciso: dall’uscio fuori la porta, ma la serratura, quella maledetta serratura l’ho lasciata aperta. Lui bussa, io ignoro il toc toc, ma lui entra lo stesso ed io…Io accetto l’invito. Resisto, resisto, resisto, poi accetto. Guido. Penso: io verso di lui, come la prima volta. Senza alcool però. Sono una lucida irrazionale. Parcheggio. Lo aspetto. Arriva. È diverso, è essenza, semplice, slacciato, spoglio di qualsiasi patina , qualsiasi velatura. Lui è ancora appiccicato alla mia pelle ed io alla sua. Ci ritroviamo incollati all’epidermide. Senza punti alle spalle, né virgole, né puntini sospensivi, siamo una liaison, una fottutissima liaison. Una passeggiata sul lungomare, lui dispensa saluti, io catturo sguardi, poi una telefonata. Amici che ci raggiungono. Mi ha infilato nelle sue cose. Al suo bar, il suo caffé, tra le sue voci. L’adoro in quell’ attimo, sento che mi gonfia il cuore, pompa sangue, vita e dolore. L’amico, la barca a vela, il mare è una tavola, perché non fare un giro? E ci ritroviamo dalle parole, alla navigazione. Prima di salire lo guardo e dico che ho timore, io sola, in mezzo al nulla , fra due uomini. Lui mi guarda, Dio come mi guarda, Dio lo sguardo come mi avvolge, quasi fino a soffocarmi. -“Si dia il caso, che uno dei due uomini sia io…” Si, sei tu stronzo, che mi stai piantando nuovamente nella tua vita e stanotte mi stramazzi l’anima. Vorrei guaire verso il cielo muto. Soffro nel momento in cui sono più felice, per questa precarietà che mi ha cucito addosso. Parliamo di viaggi e di vela, ascoltiamo musica, beviamo vino, sorridiamo e raggiungiamo una caletta. Lui ancora, buttando la cima anche dentro di me. Qualche goccia di pioggia che poi scompare. L’amico si spoglia completamente e si tuffa. Lui rimane in boxer, io sfilo il top e la gonna , rimango coperta da essenziali cm di biancheria mentre friggo dall’imbarazzo, non per lui, per la situazione. So che in quel momento sono un corpo che provoca, al di là della mia fortezza di parole. Sono un’istigazione. Avverto di piacere all’amico. Mi calo in acqua lentamente, vorrei fare salvi almeno i capelli. Mi calo in una nuvoletta onirica. Ci allontaniamo dalla barca e l’amico risale a bordo. L’acqua è calda e delicata, è una mamma che ti culla, il plancton luccica, di fronte a me la costiera, le calette, la spiaggia, le luci in lontananza , il cielo che vomita stelle e lui. Lui, che mi abbraccia e mi bacia. In mezzo al mare, in mezzo al cuore, in mezzo all’anima . Entra dentro di me, come se fosse stato un’onda a trasportarlo. Ci immergiamo completamente. Al diavolo i capelli. Bagno tutto. Dentro l’acqua, dentro di noi, in fondo, non esiste più discesa. Si tira fuori da me e dice:- “Voglio morderti, leccarti, voglio il tuo sapore…saliamo su, ci facciamo riportare al porto e facciamo l'amore tutta la notte”. Mi chiude nell’accappatoio. Scende a farsi la doccia, so che mi aspetta, ma sono imbarazzata. L’amico mi dice cercando di rubarmi informazioni “Bhe…ho capito che c’è feeling tra di voi…raggiungilo sottocoperta, non farti problemi…” Io, che a volte divento un’imbecille qualificata, per tirarmi fuori, sputo parole del tipo “ma io sono una signora, è giusto che ti faccia compagnia, che mi dedichi ad entrambi” volendo regalare alla frase tutt’altro significato, ma porgendo in tavola un piatto troppo succulento ed appetitoso. Ed inizia il corteggiamento delicato. “hai un profumo fantastico…hai una pelle liscissima…hai le mani più belle che abbia visto…”Divento nervosa, l’amico se ne rende conto. Ho dentro di me la perversa convinzione che abbiano architettato qualcosa. Lui mi dividerebbe con l’amico? Sì, credo di sì, so che rientra nelle sue fantasie, so che non esiste una spiegazione logica che giustifichi una fantasia sessuale. Scendo a fare la doccia, lui si sta rivestendo e mi guarda con gli occhi interrogativi, non comprendendo il mio ritardo. L’acqua scroscia, ma i pensieri rimangono ingarbugliati. Risalgo su, mi siedo accanto a lui, sta fumando, mi poggia la mano sulla gamba, l’amico gli chiede se ha mai sentito come è liscia la mia pelle e parte in una girandola di complimenti. Fremo. Vorrei buttarlo in acqua insieme a tutte le sue adulazioni. Lui rimane in silenzio, ma canticchia nervoso. Vorrei che mi aiutasse, ma non ne ho bisogno e lui lo sa. Massacro l’amico quando mi dà della verginella impaurita, sono l’amazzone della parola, freccia dritta in mezzo al cuore, morte fulminea. Lui interviene finalmente. Pone fine all’alterco. Scendo, mi rivesto, quando risalgo lui è a prua , sta togliendo l’ancora, l’amico al timone, mi chiede scusa, mi dice che lui gli ha chiarito la situazione, chiede scusa per le avances , le giustifica dicendo che l’uso magistrale e poetico delle mie parole, il mio fascino, il contesto ed il mio essere sanguigna gli avevano un po’ dato alla testa…aggiungendo che io sono conscia della mia capacità di ammaliare e gioco molto, a volte anche esageratamente con la mia arte seduttoria. Forse è vero. Sorrido e penso che in fondo non me ne frega nulla di quello che mi sta dicendo. Cerco lui con lo sguardo Ritorniamo in porto, ottima manovra, loro parlano a voce impalpabile, l’amico mi dà un bacio sulla fronte e mi saluta “au revoir” . Ci lascia soli, finalmente. Io e lui. E la nostra clandestinità resa per la prima volta nota. Lo accuso, più per gioco che per convinzione. Non c’è niente di più eccitante della battaglia che diventa resa , sesso brutale. Ha una voglia di me smisurata. Mi divora con la bocca, la sua lingua comanda tutto il mio piacere, tutto il mio corpo, le sue labbra fameliche, ingurgita godimento. Sa quanto mi piace e lo sa fare da Dio, lo fa con bramosia, sete, ingordigia. Lo fa fino a farmi morire. Fino a farmi gemere, inarcare il corpo, contrarre i muscoli. Poi mi penetra, guazzando nel mio piacere, in profondità, non lascia nessuna parte del mio corpo insoddisfatta, la barca si muove, mi gira la testa, ma mi gira pure perché godo. Il piacere è troppo per avvertire il disturbo, i movimenti vengono aiutati dalle onde del mare, fa scegliere a me il posto dove farlo morire. Ingoio tutto il suo piacere. E ricominciamo, senza tempi morti, in piedi, per terra, sul divanetto, sopra di me , sopra di lui, di spalle, siamo una danza e godiamo senza limiti, senza confini. I nostri corpi famelici, si cibano nuovamente, si divorano, si prosciugano fino allo sfinimento…più suo che mio -“tu non ti stancheresti mai, ne avresti sempre voglia comunque”. Mentre mi rivesto avverto tutto il disturbo della barca, si avviluppa nello stomaco. Mi porta su e mi aiuta a scendere dalla barca e mi coccola ed ha una dolcezza liquefatta che scorgo per la prima volta e la rinchiudo dentro una teca, perché se solo mi fermassi ad accarezzarla, rimarrei bruciata. Camminiamo e mi sembra di aver percorso altre mille volte insieme quelle vie colme di baccano e di silenzi. Camminiamo e mi impongo di essere forte. Alla macchina lo ringrazio solo della serata, senza promesse, non cerco di raccattare promesse. Non più .Lui mi bacia e mi dice -“ci sentiamo” prima di scomparire nel buio. L'ultimo buio prima dell'alba E quel buio  me lo porto  dentro.
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martedì, 21 agosto 2007,13:35
Io non sono adeguata al sesso di massa, fatto di copia ed incolla dai pornazzi e di posizioni ginniche sbilenche da guinnes dei primati. Io sono selvatica. Mi accoppio per fame e non per gola. Per atavici richiami epidermici, strane combinazioni chimiche e sposalizi di carni necessari. Quando il desiderio diviene sofferenza e la pelle freme. Non sono caritatevole a letto, non mi dedico alla beneficenza, tutto ciò che faccio lo faccio perché sono famelica ed ingorda in quel momento. Non è la visione di un pettorale scolpito o una tartaruga addominale o un pene abbondante…c’è qualcosa di primordiale,di istintuale, in me che deve essere richiamato. Selvaggio. Violento. Ho bisogno di testa e di carne e di odori e di espressioni e voci. Il virtuale non mi sollazza.
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lunedì, 20 agosto 2007,12:50

Rigenerante vacanza, in compagnia di tre uomini, che consiglio vivamente a tulle le donzelle, quando la compagnia si droga di buonumore e quando gli amici sanno porti in testa la coroncina della reginella. Una donna tra tre uomini ha un suo fascino poi, anche se non ci siamo infarciti di sesso, il pensiero comune vagheggia lì. Io ho dispensato consigli, spesso più cinici di quelli di un uomo. “Siamo in vacanza, non puoi mica perdere tempo con una che fa la preziosa, o ti fa capire che è interessata, o passa avanti…” Ed ho ballato con il rasato dal sorriso estivo, per creare il ponte di collegamento ai miei amici , con le donne della sua numerosa comitiva. Una notte ho salito scalini, alticcia ed allegra, per raggiungere un bagno e qualcuno si è appoggiato alle mie spalle, abbiamo intavolato una conversazione senza senso. Idem col barese e il suo delfino appeso al collo ed i discorsi strani sulla fortuna. Della mia città ho incontrato ben due volte, un tipo che sollazza i miei pensieri, con cui porto avanti da qualche mese un flirt cibato di sguardi. Ed ho conosciuto un keniota così bello da far venir voglia di fare un safari, che mi ha invitato a ballare musica reggae , ma non ho abbandonato gli amici, anche se l’uomo di colore rientra tra i miei sogno erotici…ma solo per la mescolanza cromatica…


Relax, take it easy
For there is nothing that we can do.
Relax, take it easy
Blame it on me or blame it on you.

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venerdì, 10 agosto 2007,20:06

Ho aperto le gabbie. Sono uscita fuori. All’aria aperta. Senza legami. Senza connessioni.

Fuori casa. Fuori città. Fuori pensieri. Qualche giorno. Poi arriveranno. Amici. Parole che si incroceranno. Mi sto ubriacando di libertà.

Ho visto un uomo. Guardato. Scorto. Ho paura che infetti. Mi ingozzo di anticorpi. Effetto placebo. La passione mi fotte sempre. Gli uomini mai.

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sabato, 04 agosto 2007,00:42

 Energia dispersa.

Mi sento svuotata. È stato come partorire un fantoccio. Tutta la fatica per tirare fuori un pupazzo.

Plastica. E niente di più.

L’ho fatto parlare, l’ho steso sul lettino e mi sono seduta accanto a lui come una terapista ed ho trovato i punti di accesso migliore per entrare dentro le sue parole.

Lui è il classico uomo che si affida ai sottintesi, agli equivoci, per portare avanti relazioni o pseudo relazioni.

Le donne generalmente si aggrappano ai doppi sensi per creare a loro piacimento sensi unici e vantaggiosi.

A volte, l’ho fatto anche io, ma se continuassi ad inciampare nei miei stessi errori, dovrei fare richiesta all’usl di una sedia a rotelle, ne avrei presto bisogno.

Così spazio ai chiarimenti. Con lui che arranca. “Se anche in tribunale userai così bene le parole, diventerai la reginetta del foro”. Lui che ha la fama di essere uno che sa rigirare così bene le frittate, l’ho reso monco. Il punto è, che se mi vuoi, mi prendi a blocco, con i miei eccessi e le mie esuberanze , il mio essere cerebrale, istintiva e passionale, forte e fragile. Dici che questo ti affascina ma ti spaventa . Cazzate. Lo spaventa che abbia un cervello che lavora anche meglio della  figa. Avrebbe voluto che tra me e lui non entrasse questo interlocutore astuto, capace di mettere sotto il riflettore tutte le sue incongruenze. Che io rimanessi a gambe aperte senza troppe pretese. Il punto è che lui non è stato all’altezza. Sono maledettamente costosa. Ed i costi aumentano con l’aumentare delle richieste. Lui non può permettersi la mia testa e tutto ciò che si porta appresso, tette comprese. Non riesce, nel confronto con le parole, non ha il potere di articolarle, le rende avvizzite, senza sostanza. E non ha capito che io sono un’amante della parola. Che non ho bisogno di un pene non pensante. Anche se è il migliore trivellatore dell’universo. Ne cadono a iosa di peni. Molto più delle piogge. Ho bisogno di teste, anime ed emozioni. Mi nutro di questo. Voglio coliche di vita.

Ho messo il punto. E lui il punto e virgola. O forse i puntini sospensivi. Dice che crede al fato.

Un modo come un altro per dire che sferrerà un altro corpo.

L’avevo detto che ad arco teso sarebbe iniziato il divertimento, anche se forse mi sono già annoiata.

Ah (sbuffo tedioso)

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